Luci d’Artista: Torino si accende di luce e poesia

Luci d’Artista, Tappeto Volante di Daniel Buren – Crediti immagine: Barbara Ferrari

La sera del 24 ottobre 2025 ha dato il via alla 28ª edizione di Luci d’Artista che, come da tradizione, trasforma Torino in un museo a cielo aperto. Piazze, vie e giardini diventano scenari di arte contemporanea, memoria urbana e stupore condiviso. Quest’anno, la rassegna si arricchisce di quattro nuove installazioni, coinvolgendo spazi inediti, pronti a dialogare con lo sguardo di chi attraverserà la città fino all’11 gennaio 2026.

Storia: un progetto che ha fatto scuola

Luci d’Artista si accende ogni anno dal 1998, è ormai diventato un simbolo culturale per Torino, replicato in altre città italiane, e continua a evolversi, intrecciando tradizione e sperimentazione.

Il progetto è nato da un’idea di Fiorenzo Alfieri, che voleva portare arte nello spazio pubblico durante il periodo natalizio, e coinvolse fin da subito diversi artisti.

Quella prima edizione fu un atto di fiducia nell’arte contemporanea e nella sua capacità di dialogare con la città. Le installazioni non erano semplici decorazioni natalizie, ma vere e proprie opere concettuali, capaci di trasformare lo sguardo urbano.

Dal 1998, Luci d’Artista è in costante trasformazione: ogni edizione accoglie un numero crescente di artisti italiani e internazionali, mentre vie e piazze si alternano nel ruolo di scenari urbani, dando vita a uno spettacolo sempre rinnovato di luce e meraviglia.

Da esperimento urbano a icona torinese

Negli anni sono entrate nella collezione molte opere suggestive e, per molti torinesi, sono diventate una vera icona delle feste e del Natale.

Una delle opere della prima edizione è Palomar di Giulio Paolini. L’installazione si compone di articolate strutture luminose che raffigurano pianeti, corpi celesti e orbite, disposte in successione prospettica tra i palazzi di Torino. A conclusione del percorso, la sagoma stilizzata di un funambolo, in equilibrio su un cerchio, gioca con degli anelli. Paolini ha dedicato quest’opera a Italo Calvino, da cui ha tratto il titolo, ispirandosi all’omonimo romanzo.

Un’altra opera storica entrata a far parte di Luci d’Artista è Il volo dei numeri di Mario Merz. L’installazione consiste nella riproduzione in neon dei primi sedici numeri della sequenza di Fibonacci ed è collocata lungo la curva della cupola della Mole Antonelliana. Di notte, l’opera si fonde con il profilo della città, diventando una delle presenze luminose più riconoscibili e simboliche dell’intera rassegna.

Un’altra opera che si può vedere da lontano è Piccoli spiriti blu di Rebecca Horn, composta da oltre settanta cerchi di neon di dimensioni diverse. Era stata ideata nel 1999 per essere installata attorno alla chiesa della Gran Madre. L’anno successivo ha però cambiato sede, trovando la sua collocazione permanente sul Monte dei Cappuccini dove circonda tutta la chiesa con un effetto che risulta amplificato dalla nebbia della collina torinese.

Luci d’Artista, Sex and Solitude di Tracey Emin – Crediti immagine: Barbara Ferrari

Una quarta opera che, a buon diritto, è entrata nel cuore dei torinesi è il Tappeto volante di Daniel Buren. Composta da oltre 1500 lanterne in plexiglas parzialmente colorate di rosso, blu e bianco, l’installazione crea un tappeto luminoso sospeso sopra Piazza Palazzo di Città, dove viene esposta quasi ogni anno dal suo ingresso nella collezione nel 1999. La piazza, con la sua geometria raccolta e la sua centralità simbolica, riesce a valorizzarla sia di giorno che di notte. Significativo il gesto compiuto in occasione delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006, quando l’opera venne reinterpretata nei colori del tricolore, sostituendo il verde al blu.

Le nuove installazioni 2025/26

Quest’anno, quattro nuove opere arricchiscono l’edizione di Luci d’Artista, ampliando il vocabolario visivo della rassegna e intrecciando luce, parola e suono in forme inedite.

Tra queste, spicca Sex and Solitude di Tracey Emin, artista britannica celebre per il suo linguaggio autobiografico e confessionale. Emin lavora con tecniche diverse — dal disegno alla scultura, dalla videoarte alla fotografia — ma è nei neon che la sua voce si fa più diretta e vibrante. L’opera, immersa nel parco dei Giardini Reali, raccoglie e rilancia le sue frasi luminose più emblematiche, regalando al passante una luce intima, emotiva, quasi sussurrata.

Un’altra nuova installazione la si può trovare nella Corte Est delle OGR: si tratta di un’esperienza immersiva che fonde parole, suoni e immagini. Infine le opere di Riccardo Previdi e Gintaras Didžiapetris portano in scena nuove percezioni, usando ancora il linguaggio della luce.

Queste opere ampliano la collezione dell’evento. L’arte si fa racconto, musica, pensiero e Torino diventa una pagina da scrivere con la luce.

Giro della città: un percorso tra luce e poesia

Immagini e parole non bastano a restituire la magia che si sprigiona tra le vie illuminate. Luci d’Artista va vissuta con il corpo e con lo sguardo, camminando senza fretta, lasciandosi sorprendere. Il consiglio? Ritagliarsi del tempo, uscire, perdersi nella città e lasciarsi guidare dalla luce — fino a incontrare quella che, per ciascuno, diventa la propria opera del cuore!

Fonti

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