Pietro Micca oltre il mito: perché ho voluto raccontarlo

Ci sono figure che conosciamo fin da bambini, ma che raramente guardiamo da vicino. Pietro Micca è una di queste: un nome scolpito nella memoria torinese, un eroe celebrato, ma anche un uomo di cui sappiamo sorprendentemente poco.

L’idea di scrivere questo articolo è nata dopo aver riletto l’“intervista impossibile” che Umberto Eco gli dedicò nel 1975. In quel testo, Eco immagina Micca come un uomo schivo, quasi infastidito dalla retorica eroica che lo circonda. Mi ha colpito la sua voce immaginaria, così diversa da quella scolpita nel marmo. Da lì è nata la voglia di tornare alla storia di Pietro Micca, di ripercorrere il contesto dell’assedio del 1706 e di interrogarmi su come il gesto disperato di un eroe suo malgrado sia diventato parte del patrimonio narrativo della città.

A Torino abbiamo un museo dedicato a Pietro Micca, che custodisce non solo documenti e cimeli, ma un’esperienza concreta: è possibile visitare le gallerie sotterranee della cittadella e scendere la famosa scala che Micca fece saltare per fermare i soldati francesi. È un luogo che restituisce fisicità alla storia e che invita a riflettere sul confine tra mito e realtà.

Nel mio articolo per ThePasswordUnito ho provato a mettere insieme tutto questo: la storia di una città che si intreccia con quella di un uomo, la memoria legata all’assedio di Torino e le domande che restano ancora aperte.

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2 risposte a "Pietro Micca oltre il mito: perché ho voluto raccontarlo"

  1. Avatar di nonnAnna nonnAnna 3 febbraio 2026 / 15:57

    Grazie per questo bellissimo articolo che mi ha aperto gli occhi su di un personaggio che in molti conosciamo ma solo superficialmente!

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Scrivi una risposta a Barbara Ferrari Cancella risposta